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Progetto e intervento di recupero

“Io vissi i miei primi anni nel castello di Fratta , il quale adesso è nulla più d’un mucchio di rovine” IPPOLITO NIEVO, Le confessioni di un italiano, cap. I.

L’area del castello di Fratta è stata oggetto di un ripristino ambientale ed il sito castellano è stato ricreato come Giardino di Marte e Flora.

Nel nome Marte sta ad indicare le fortificazioni scomparse e Flora si riferisce al mezzo vivente che ha dato forma al nuovo assetto.

Il terreno di scavo ha restituito solo qualche traccia di fondazione muraria e più spesso l’impronta in negativo delle murature. Sono venuti alla luce i resti di due pozzi e cospicue rovine di volte in mattoni crollate. Del grande terrapieno ovoidale di difesa esiste una testimonianza: un rialzo erboso colonizzato da alberi e arbusti, la mùtara.

L’intento della ricostruzione paesaggistica è stato quello di tradurre i risultati della ricerca archeologica ed archivistica in una forma riconoscibile, volta a segnare gli spazi un tempo occupati dal castello.

Per questa ricostruzione si è pensato a siepi regolari di carpino bianco (carpinus betulus) e di acero campestre (acer campestre) per indicare l’andamento delle torri, delle mura e dello spazio castellano. Le rampe di accesso e i percorsi interni sono in pietrisco calcareo compattato.

Il sito in cui anticamente si trovava la residenza signorile assume la forma di un terrazzamento, che indica la probabile quota delle pavimentazioni e che si configura come labirinto di erbe e fiori. La porta d’entrata è riproposta con un arco di rose.

Dove oggi il fossato difensivo si interrompe ci sono i resti di una torre preesistente all’insediamento castellano. All’interno della struttura delimitata dai massi di fondazione è cresciuto un noce , che è stato lasciato per suggerire lo sviluppo verticale della torre.

Sul luogo di rinvenimento di un tratto di sponda dell’antico fossato è stato scavato un laghetto caratterizzato dalla presenza di specie acquatiche della flora locale come la Ninfea Bianca (Nimphaea alba), il Morso di rana (Hydrocaris morsus-ranae), la Sagittaria (Sagittaria sagittifolia), il Nenufaro (Nuphar lutea) e alcune specie autoctone di giunchi, carici e graminacee.


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