Descrizione

GIORNATA INTERA: Portogruaro – Fratta – Cordovado – Venchieredo – Stalis

 

PROGRAMMA

Mattino: 9,30-12,30
Visita guidata al centro storico di Portogruaro.
Visita guidata al sito del castello di Fratta.

Pausa pranzo: 12,30-14,00 (consigliamo il pranzo al sacco presso il Cortino di Fratta)

Pomeriggio: 14,00-17,00
Visita guidata al borgo medievale di Cordovado, al Santuario della Madonna delle Grazie di Cordovado, alla fontana di Venchieredo e ai mulini di Stalis.

La proposta di itinerario può essere modificata a adattata in base alle esigenze particolari del gruppo. Gli orari indicati tengono conto anche dei tempi di trasferimento nelle varie località.

PERCORSO

Nei territori a cavallo tra Veneto e Friuli si estende il Parco Letterario dedicato a Ippolito Nievo. Nell’area sono state individuate una serie di località di interesse storico ed ambientale citate nel celebre romanzo “Le confessioni di un Italiano”, scritto dal Nievo alla metà dell’Ottocento e pubblicato postumo nel 1867.
Nel romanzo Carlino Altoviti racconta le proprie memorie, le passioni, le esperienze della generazione risorgimentale.
Il tema dominante del romanzo è l’amore fra il protagonista e la Pisana, una creatura affascinante, istintiva, frivola, tenera appassionata.
Le vicende si iscrivono in un periodo fondamentale della storia d’Italia: dalle invasioni napoleoniche alle prime guerre d’indipendenza, in un contesto che va dal Friuli a Venezia fino a Londra.
Nel romanzo conflitti esistenziali e avvenimenti politici s’intrecciano e delineano un’epoca che vede il tramonto dell’antica società settecentesca e l’avvio del moderno stato unitario.

Ippolito Nievo nasce a Padova nel 1831. La madre, Adele Manin, era figlia di Ippolita di Colloredo, proprietaria del castello omonimo, dove il Nievo scrisse il romanzo Le confessioni di un italiano.
Egli dedicò i primi componimenti poetici al nonno materno Carlo Marin, modello per l’ottuagenario delle Confessioni.
Da subito aderì alle correnti irredentiste e nel 1860 fu in Sicilia con i Mille di Garibaldi, dove assunse anche la vice-direzione amministrativa dell’esercito meridionale.
Il 4 marzo 1861 salpò da Palermo verso Napoli dove non giunse mai perché il piroscafo Ercole sul quale era imbarcato  fece naufragio.

L’itinerario di seguito proposto intende ripercorrere i luoghi citati da Ippolito Nievo nel romanzo.
Le pagine più significative ed efficaci dedicate alla raffigurazione del paesaggio della “bassa” friulana si rinvengono nella prima parte del romanzo, dedicata alla rievocazione dell’infanzia e della giovinezza del protagonista e collocabili negli ultimi decenni del XVIII° secolo.
I toponimi citati dal Nievo sono per lo più localizzabili lungo il bacino del fiume Lemene e trasmettono al lettore l’immagine di un territorio costituito da una maglia insediativa costituita da modesti agglomerati di case rurali e piccoli centri storici, tipici dell’organizzazione feudale della Patria del Friuli.
Tali insediamenti sorgono subito a valle della fascia delle risorgive e sono tutti dislocati lungo le numerose rogge che solcano il territorio.

 

Portogruaro

Portogruaro non era l’ultima fra quelle piccole città di terraferma nelle quali il tipo della Serenissima Dominante era copiato e ricalcato con ogni possibile fedeltà. Le case grandi e spaziose col triplice finestrone nel mezzo, s’allineavano ai due lati delle contrade, in maniera che soltanto l’acqua mancava per completare la somiglianza con Venezia.
(Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano, cap. VI°).

Già il Nievo nel suo romanzo ottocentesco aveva sottolineato la stretta somiglianza di Portogruaro con Venezia. La cittadina, nata in pieno medioevo, si è sviluppata urbanisticamente ed architettonicamente nei secoli XV° e XVI°, in pieno dominio veneziano. Le due strade urbane parallele al fiume Lemene, sono collegate da ponti ed affiancate da maestosi palazzi gotici e rinascimentali.
La passeggiata nel centro storico consente di cogliere l’originaria struttura fortificata del borgo medievale, con fossati, mura e torri portaie, e di immaginare la vita lussuosa che i ricchi mercanti conducevano nei propri palazzi, grazie ai privilegi ed alle agevolazioni fiscali assicurate dal Governo della Serenissima.

 

Fratta

In località Fratta è stato effettuato un intervento di restauro e di ripristino ambientale finalizzato al recupero delle tracce in qualche modo connesse alle citazioni del Nievo. A Fratta si trovava il castello in cui Carlino Altoviti trascorse l’infanzia e la giovinezza. Del castello sono state rinvenute nel corso di scavi archeologici poche tracce; oggi il piccolo borgo appare dominato da un edificio padronale rurale di recente restaurato, divenuto sede del Museo Nieviano e centro culturale polivalente.
Nel sito del castello i lavori di ripristino hanno visto la creazione di un parco, di un teatro all’aperto e di un giardino che ospita antiche specie arboree e floreali presenti nel territorio in epoca medievale.

 

Cordovado

Il castello di Cordovado, già possedimento dei vescovi di Concordia per il controllo di un guado sul fiume Tagliamento, lungo uno dei percorsi stradali che salivano verso il Norico, venne a collocarsi probabilmente sul luogo di un castelliere preistorico.
Il borgo fortificato era racchiuso all’interno di un fossato e di una cerchia muraria: due torri portaie, tratti delle mura, un torrione circolare e la roggia Lugugnana rimangono ancora a testimonianza delle strutture difensive.
Eleganti residenze signorili conservatesi all’interno delle mura e la chiesa di San Girolamo consentono di ricostruire la struttura e la storia dell’insediamento.
Il Nievo in particolare citò nel romanzo l’antica pieve di Cordovado, dedicata a Sant’Andrea e ubicata fuori dalle mura castellane. La chiesa, antica pieve concordiese, fu rimaneggiata o rifatta nel tardo Quattrocento come testimonia un’iscrizione sul portale.
Interessanti si rivelano gli affreschi rinascimentali dell’area presbiteriale dei quali si conservano ancora cospicue tracce.
Ippolito Nievo cita più volte nel romanzo i prati della Madonna che tuttora si estendono davanti al Santuario di Santa Maria delle Grazie, un gioiello dell’architettura barocca friulana. La chiesa fu edificata ai nei primi anni del Seicento, sul luogo di apparizione della Madonna.
L’edificio, a pianta ottagonale, ha mantenuto inalterata la struttura originaria ed il ricco apparato decorativo costituito da statue, stucchi, affreschi e tele. Tra le opere pittoriche vanno ricordati gli ovali del soffitto realizzati dal celebre pittore di origine concordiese Antonio Carneo.

 

Venchieredo
A circa un chilometro dal borgo di Cordovado si trova la località di Venchieredo, una modesta borgata rurale resa celebre dalla presenza della fontana descritta dal Nievo: Tra Cordovado e Venchieredo, a un miglio dai due paesi, v’è una grande e limpida fontana, che ha anche voce di contenere nelle sue acque molte qualità refrigeranti e salutari….
Sentieruoli nascosti e serpeggianti, sussurrio di rigagnoli, chine dolci e muscose, nulla le manca tutt’intorno.
La fontana, alimentata da una polla di risorgiva, caratterizza un luogo di interesse culturale e naturalistico, oggetto negli ultimi anni di un intervento di ripristino ambientale. I dintorni di Cordovado si caratterizzano per la presenza di numerose fonti che alimentano limpide rogge e ruscelli; il territorio infatti si colloca proprio nella fascia delle risorgive tra la pedemontana e la pianura veneta e friulana.

 

Mulini di Stalis

Una piacevole passeggiata dalla fontana di Venchieredo, attraverso la movimentata campagna della bassa friulana, conduce fino alla località di Stalis, nota per la presenza di due antichi mulini di recente restaurati con finanziamenti europei.
Il sito si rivela estremamente interessante oltre che per il valore storico e letterario, anche per la valenza naturalistica, visto che i mulini si inseriscono in un ambiente caratterizzato dalla presenza di limpide e fresche acque e da una vegetazione tipica estremamente rigogliosa.

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